Value Stream Mapping

Value Stream Mapping: vedere il flusso.

Ogni reparto conosce bene il proprio pezzo di lavoro, ma quasi nessuno vede il percorso completo di un prodotto, dal camion del fornitore a quello del cliente. La Value Stream Mapping mette quel percorso su un foglio, con i suoi materiali, le sue informazioni e soprattutto le sue attese.

18 minuti di lettura Teoria · Impianti e flusso Lean Impact

Prova a chiedere in azienda quanto tempo passa da quando arriva una lamiera a quando il pezzo finito parte verso il cliente. Le risposte saranno vaghe, e quasi sempre ottimistiche. Poi prova a sommare i secondi in cui quel pezzo viene davvero lavorato. La distanza tra i due numeri è enorme, ed è proprio lì che lavora la Value Stream Mapping: rendere visibile il flusso, e soprattutto le sue interruzioni.

Capitolo 1Che cos’è la Value Stream Mapping

La Value Stream Mapping (VSM, in italiano “mappatura del flusso del valore”) è un metodo per disegnare, su un unico foglio, tutte le attività necessarie a portare una famiglia di prodotti dalla materia prima al cliente: le lavorazioni, le scorte tra una fase e l’altra, i trasporti e le informazioni che dicono a ciascun reparto che cosa produrre e quando.

Il flusso del valore (value stream) è l’insieme di queste attività, sia quelle che aggiungono valore sia quelle che non ne aggiungono ma oggi sono necessarie, come un controllo o un trasporto. La mappa non guarda la singola macchina o il singolo operatore: guarda il percorso del prodotto attraverso lo stabilimento, quello che di solito nessuno ha la responsabilità di vedere per intero.

La VSM ha due caratteristiche che la distinguono da un normale diagramma di processo. La prima: disegna insieme il flusso dei materiali e il flusso delle informazioni, perché in un sistema produttivo il modo in cui arrivano gli ordini decide il modo in cui si muovono i pezzi. La seconda: termina con una linea temporale che mette a confronto il tempo totale di attraversamento con il tempo in cui il prodotto viene davvero trasformato.

Dove si colloca nella Lean

Identificare il flusso del valore è il secondo dei cinque principi del pensiero snello descritti da Womack e Jones, dopo la definizione del valore dal punto di vista del cliente. La VSM è lo strumento pratico per farlo, e spesso è il punto da cui si decide dove applicare Kanban, SMED o TPM.

Capitolo 2Le origini: da Toyota a Learning to See

In Toyota, mappare i flussi era una pratica interna, usata soprattutto da chi lavorava al miglioramento dei processi e con i fornitori. Secondo quanto raccontano Mike Rother e John Shook, in azienda non si chiamava “value stream mapping” ma “material and information flow mapping”, cioè mappatura del flusso dei materiali e delle informazioni. Il nome dice già l’essenziale: i due flussi vanno guardati insieme.

A rendere il metodo noto in tutto il mondo è stato il manuale Learning to See, scritto da Mike Rother e John Shook e pubblicato dal Lean Enterprise Institute nel 1999. Shook aveva lavorato a lungo in Toyota, Rother aveva studiato a fondo il suo sistema produttivo. Il libro, poco più di un quaderno di lavoro, ha fissato le icone, la sequenza stato attuale e stato futuro e l’idea di un responsabile del flusso: il value stream manager.

Il contesto è quello del libro Lean Thinking di James Womack e Daniel Jones, uscito nel 1996, che aveva indicato il flusso del valore come uno dei principi chiave. Mancava però un modo pratico per vederlo in reparto. Learning to See ha colmato quel vuoto, e il titolo spiega lo scopo: non produrre un bel disegno, ma imparare a vedere gli sprechi che lo stabilimento, guardato reparto per reparto, nasconde.

Dovunque ci sia un prodotto per un cliente, c’è un flusso del valore. La sfida è vederlo.Un’idea ricorrente in Rother e Shook, Learning to See (parafrasi).

Capitolo 3Scegliere la famiglia di prodotti

Il primo errore da evitare è cercare di mappare “tutta la produzione”. Una VSM si disegna per una famiglia di prodotti: un gruppo di articoli che passano per fasi di lavorazione simili e per le stesse macchine, almeno nei processi principali. Un cliente non compra lo stabilimento: compra un prodotto, ed è il percorso di quel prodotto che va seguito.

Per individuare le famiglie si usa spesso una matrice prodotti e processi: sulle righe gli articoli, sulle colonne le fasi di lavorazione, con una crocetta dove l’articolo passa. Le righe con crocette simili formano una famiglia. In un’azienda di carpenteria, per esempio, le staffe tagliate al laser, piegate, saldate e assemblate sono una famiglia; i telai che passano dalla verniciatura e dalla linea di montaggio grande sono un’altra.

ArticoloFasi principaliFamiglia
Staffa cortaTaglio, piega, saldatura, assemblaggioA: staffe
Staffa lungaTaglio, piega, saldatura, assemblaggioA: staffe
Telaio baseTaglio, saldatura, verniciatura, montaggioB: telai
CarterTaglio, piega, verniciaturaC: lamierati verniciati

Per cominciare conviene scegliere una famiglia importante per il cliente o per il fatturato, con problemi visibili di consegne o di scorte, e un perimetro gestibile: tipicamente “da cancello a cancello”, cioè dall’ingresso delle materie prime alla spedizione. Più avanti si può allargare lo sguardo a fornitori e clienti, mappando il flusso esteso.

Chi disegna la mappa

Rother e Shook insistono su un punto: la mappa deve avere un responsabile, una persona con l’autorità di far cambiare le cose lungo tutto il flusso, non solo in un reparto. Al disegno partecipa un piccolo gruppo con produzione, logistica, programmazione e qualità. Ma la mappa non si disegna in sala riunioni: si disegna camminando lungo il flusso, con carta e matita.

Capitolo 4Il linguaggio delle icone

La VSM usa un vocabolario di simboli semplici e standardizzati. Il vantaggio è che chiunque abbia un minimo di formazione può leggere la mappa di un altro stabilimento, e che disegnarla a mano è veloce. Non serve conoscerle tutte: una quindicina basta per la grande maggioranza delle mappe.

Legenda delle icone principali della Value Stream Mapping LE ICONE PRINCIPALI il vocabolario minimo per leggere una mappa I FIFO Processo area di flusso Data box C/T, C/O, uptime Scorta pezzi e giorni Entità esterna cliente, fornitore Spedizione camion e frequenza Freccia push si spinge a valle Supermercato scorta controllata Prelievo (pull) chi è a valle ritira Corsia FIFO first in, first out Kanban segnale di pull Info manuale programmi, fogli Info elettronica MRP, EDI, email Operatore persone nel processo Lampo kaizen miglioramento Linea temporale giorni e secondi
Le icone principali. Processi, scorte ed entità esterne descrivono dove si trova il materiale; frecce push, supermercati, prelievi e kanban dicono come si muove; le linee informative dicono chi decide che cosa produrre. Illustrazione di Lean Impact.

Alcune icone meritano due parole in più. Il processo rappresenta un’area in cui il materiale scorre senza fermarsi: se tra due macchine c’è una pila di pezzi in attesa, quelle sono due processi distinti, non uno. Il triangolo con la I (da inventory) indica una scorta, con la quantità contata sul posto. La freccia a strisce indica il push: il processo produce secondo un programma e spinge il materiale avanti, che serva o no.

Il supermercato, al contrario, è una scorta controllata con quantità massime definite, da cui il processo a valle preleva solo ciò che consuma; il processo a monte reintegra ciò che è stato prelevato. Nelle informazioni, la linea dritta indica un flusso manuale (un foglio, un programma stampato, un’indicazione a voce), quella a zig-zag un flusso elettronico. Il lampo kaizen, infine, segnala sulla mappa futura un miglioramento necessario per realizzarla.

Capitolo 5Disegnare la mappa dello stato attuale

La mappa dello stato attuale fotografa come funziona il flusso oggi, non come dovrebbe funzionare secondo le procedure. Per questo si disegna in reparto, raccogliendo i dati di persona. Rother e Shook suggeriscono di partire dalla spedizione e di risalire il flusso verso monte: così si parte dai processi più vicini al cliente, che dovrebbero dettare il ritmo a tutti gli altri.

I dati da raccogliere

Per ogni processo si compila un data box, il riquadro sotto l’icona. I dati più comuni sono questi:

  • Tempo ciclo (C/T): ogni quanto esce un pezzo dal processo, misurato osservando, non letto sul gestionale.
  • Tempo di cambio formato (C/O): il tempo dall’ultimo pezzo buono del lotto precedente al primo pezzo buono del successivo.
  • Uptime: la percentuale del tempo disponibile in cui la macchina è effettivamente in grado di produrre.
  • Numero di operatori necessari al processo.
  • Tempo disponibile per turno e numero di turni, al netto di pause e riunioni.
  • A seconda del caso: dimensione dei lotti, scarti, numero di varianti, ogni quanto si producono tutte le varianti.

Tra un processo e l’altro si contano le scorte: pezzi in attesa, cassoni, bancali, materiale nei magazzini intermedi. Si annotano poi il cliente (domanda, frequenza delle consegne, dimensioni degli imballi), il fornitore principale (frequenza delle consegne) e il flusso delle informazioni: da dove arrivano gli ordini, chi fa il programma, come raggiunge ogni reparto.

Ecco come appare la mappa per la famiglia di staffe usata come esempio in questo articolo. Tutti i numeri sono inventati a scopo didattico, ma coerenti tra loro: il cliente chiede 900 pezzi al giorno, lo stabilimento lavora su due turni.

Mappa dello stato attuale di una famiglia di staffe in acciaio, con dati di esempio MAPPA DELLO STATO ATTUALE Famiglia: staffe in acciaio (dati di esempio) Fornitore lamiere Cliente 900 pz/giorno Controllo produzione MRP, programmi settimanali Ordini e previsioni Ordini settimanali 1 volta a settimana Ogni giorno Programmi settimanali Taglio laser C/T 20 s C/O 45 min Uptime 90% 1 operatore Piegatura C/T 38 s C/O 30 min Uptime 85% 1 operatore Saldatura C/T 52 s C/O 20 min Uptime 80% 1 operatore Assemblaggio C/T 46 s C/O 0 min Uptime 100% 1 operatore I 9.000 pz I 5.400 pz I 3.600 pz I 2.700 pz I 4.500 pz 10 gg 6 gg 4 gg 3 gg 5 gg 20 s 38 s 52 s 46 s Lead time di attraversamento: 28 giorni Tempo a valore aggiunto: 156 s
La mappa dello stato attuale (esempio). Il controllo produzione invia programmi settimanali a ogni reparto, ognuno lavora per conto suo e spinge i pezzi avanti: tra un processo e l’altro si formano scorte da 3 a 10 giorni. In basso, la linea temporale somma attese e lavorazioni. Dati inventati a scopo didattico. Illustrazione di Lean Impact.

La mappa racconta una storia molto comune. Ogni reparto riceve un programma settimanale dal gestionale e lo esegue al meglio, ma nessuno sa che cosa serve davvero al processo successivo in quel momento. Il risultato sono scorte ovunque, frecce push tra tutti i processi e un cliente servito soprattutto grazie al magazzino dei prodotti finiti.

Consiglio pratico

Disegna la prima mappa a matita, su un foglio A3, durante la camminata. Le correzioni fanno parte del lavoro. Un software di disegno è utile dopo, per condividere la versione pulita, ma usarlo subito tende a spostare l’attenzione dal reparto allo schermo.

Capitolo 6Lead time, valore aggiunto e takt time

La parte più istruttiva della mappa è in basso: la linea temporale. Sui gradini alti si scrive quanti giorni di attesa rappresenta ogni scorta, su quelli bassi il tempo di lavorazione di ogni processo. Due somme, due numeri da mettere uno accanto all’altro.

Come si calcola il lead time

Il metodo proposto da Rother e Shook è semplice: per ogni scorta si divide la quantità contata per il fabbisogno giornaliero del cliente. Si ottiene quanti giorni impiegherebbe un pezzo appena arrivato in coda a uscire da quella scorta, se il flusso procedesse al ritmo della domanda. Nel nostro esempio, con una domanda di 900 pezzi al giorno:

ScortaQuantità contataGiorni (quantità / 900)
Lamiere in ingresso9.000 pezzi equivalenti10 giorni
Dopo il taglio5.400 pezzi6 giorni
Dopo la piegatura3.600 pezzi4 giorni
Dopo la saldatura2.700 pezzi3 giorni
Prodotti finiti4.500 pezzi5 giorni
Totale25.200 pezzi28 giorni

Il tempo a valore aggiunto è invece la somma dei tempi ciclo dei processi che trasformano il pezzo: 20 + 38 + 52 + 46 = 156 secondi, cioè 2 minuti e 36 secondi. In altre parole, il pezzo attraversa lo stabilimento in circa 28 giorni lavorativi e viene lavorato per meno di tre minuti.

Per avere un’idea della proporzione: 28 giorni su due turni da 7,5 ore nette sono 420 ore lavorative, cioè 1.512.000 secondi. I 156 secondi di lavorazione ne sono circa lo 0,01%. È un rapporto che sorprende quasi sempre chi lo calcola per la prima volta, e non è affatto raro: in molte mappe reali il tempo a valore aggiunto è una frazione minuscola del lead time.

Confronto tra lead time di attraversamento e tempo a valore aggiunto, stato attuale e stato futuro LEAD TIME CONTRO VALORE AGGIUNTO STATO ATTUALE Lead time 28 giorni materia prima 10 gg dopo taglio 6 gg 4 gg 3 gg finiti 5 gg In verde le 4 lavorazioni: 156 s in tutto, circa lo 0,01% delle 420 ore lavorative STATO FUTURO (OBIETTIVO) Lead time circa 5 giorni 2 gg materia prima, 1 gg tagliati, 2 gg finiti Stesse lavorazioni, stessi 156 s: si riduce solo l’attesa tra un processo e l’altro da 28 a 5 giorni lead time di attraversamento 156 s valore aggiunto invariato da 0,01% a 0,06% quota di valore aggiunto
Dove va il tempo. Nello stato attuale dell’esempio il pezzo passa 28 giorni in attesa e 156 secondi in lavorazione: le linee verdi, già esagerate, sono quasi invisibili. Lo stato futuro non accelera le macchine, riduce le attese. Dati inventati a scopo didattico. Illustrazione di Lean Impact.

Il grafico mostra il punto chiave della VSM: per accorciare il lead time non serve far correre di più le macchine, che già lavorano una frazione minima del tempo. Serve ridurre le scorte e le attese che separano un processo dall’altro. È lo spreco di sovrapproduzione e di attesa descritto nell’articolo sui sette sprechi, finalmente misurato.

Il takt time

Il terzo numero della mappa è il takt time: il ritmo a cui il cliente “consuma” il prodotto. Si calcola dividendo il tempo di lavoro disponibile per la domanda del cliente nello stesso periodo.

Il calcolo nell’esempio

Due turni da 7,5 ore nette danno 15 ore, cioè 54.000 secondi al giorno. Con una domanda di 900 pezzi al giorno, il takt time è 54.000 / 900 = 60 secondi. Ogni processo del flusso dovrebbe quindi essere in grado di produrre un pezzo ogni 60 secondi, considerando anche cambi formato e fermate.

Confrontare i tempi ciclo con il takt dice molto. Nell’esempio tutti i processi sono sotto i 60 secondi, quindi in teoria hanno capacità sufficiente. La saldatura però, con 52 secondi di ciclo e un uptime dell’80%, ha poco margine: è un processo da tenere d’occhio, e un candidato naturale per il TPM.

Capitolo 7La mappa dello stato futuro

La mappa dello stato attuale è solo metà del lavoro. Lo scopo è disegnare uno stato futuro realistico: come dovrebbe funzionare il flusso tra qualche mese, con i miglioramenti che il gruppo ritiene raggiungibili. Rother e Shook propongono di arrivarci rispondendo a una serie di domande guida, che qui riportiamo in forma sintetica e parafrasata:

  1. Qual è il takt time della famiglia di prodotti?
  2. Si produrrà per un supermercato di prodotti finiti o direttamente per la spedizione?
  3. Dove si può introdurre il flusso continuo, un pezzo alla volta?
  4. Dove servono supermercati e sistemi pull per governare i processi che non possono lavorare in flusso continuo?
  5. In quale unico punto del flusso si invierà il programma di produzione? È il processo pacemaker, quello che dà il ritmo a tutti gli altri.
  6. Come si livellerà il mix delle varianti al pacemaker?
  7. Quale quantità di lavoro si rilascerà e si ritirerà in modo regolare al pacemaker (il cosiddetto pitch)?
  8. Quali miglioramenti dei processi sono necessari per realizzare tutto questo, per esempio su cambi formato o affidabilità?

Applicate al nostro esempio, le risposte portano a una mappa come questa. Piegatura, saldatura e assemblaggio vengono riuniti in una cella a flusso continuo, che diventa il pacemaker. Il taglio laser, più veloce e condiviso con altre famiglie, resta separato e reintegra un supermercato di pezzi tagliati tramite kanban. Il programma non va più a ogni reparto, ma solo alla cella, attraverso un sistema di livellamento.

Mappa dello stato futuro con supermercati, cella pacemaker e lampi kaizen, dati di esempio MAPPA DELLO STATO FUTURO obiettivo dell’esempio, non una ricetta Fornitore lamiere Cliente 900 pz/giorno Controllo produzione programma solo il pacemaker Ordini giornalieri Ordini giornalieri Ogni giorno Ogni giorno Livellamento lamiere Taglio laser C/T 20 s C/O 10 min Uptime 90% 1 operatore tagliati kanban Cella continua (pacemaker) Piega, salda, monta in flusso Lavoro: 38 + 52 + 46 = 136 s Takt 60 s, 3 operatori C/O ridotti, uptime da alzare finiti SMED Flusso continuo TPM saldatura 2 gg 1 gg 2 gg 20 s 136 s Lead time: circa 5 giorni Tempo a valore aggiunto: 156 s
La mappa dello stato futuro (esempio). Il programma arriva solo alla cella pacemaker, tramite il livellamento. Il taglio produce solo ciò che la cella ha prelevato dal supermercato, segnalato dal kanban. I lampi kaizen indicano i miglioramenti necessari: SMED sul taglio, flusso continuo nella cella, TPM sulla saldatura. Dati inventati a scopo didattico. Illustrazione di Lean Impact.

Due calcoli rendono credibile la cella. Il contenuto di lavoro dei tre processi è 38 + 52 + 46 = 136 secondi; diviso per il takt di 60 secondi dà 2,27, quindi servono 3 operatori per seguire il ritmo del cliente, a patto di bilanciare bene le operazioni. E il lead time scende a circa 5 giorni perché restano solo tre scorte controllate (2 giorni di lamiere, 1 di tagliati, 2 di finiti), mentre dentro la cella i pezzi in attesa sono pochi.

Lo stato futuro non è una formula

Supermercati, celle e livellamento non vanno messi dappertutto. Ogni scelta va giustificata dai dati della mappa attuale: distanze, tempi di cambio, affidabilità delle macchine, variabilità della domanda. Uno stato futuro copiato da un manuale, senza questa verifica, resta sulla carta.

Capitolo 8Dal disegno al piano di implementazione

Una mappa dello stato futuro senza un piano è solo un bel poster. Il passo successivo è suddividere il flusso in anelli (in inglese loops): il tratto del pacemaker, che va dalla cella al cliente, e i tratti a monte, ciascuno delimitato da un supermercato. Ogni anello diventa un piccolo progetto con obiettivi, responsabili e scadenze.

ScegliereLa famiglia di prodotti e il responsabile del flusso
MappareLo stato attuale camminando il flusso, con dati raccolti sul posto
ProgettareLo stato futuro con le domande guida e i lampi kaizen
PianificareAnelli, obiettivi misurabili, responsabili e date
RealizzareKaizen anello per anello, poi rivedere la mappa

Di solito si comincia dall’anello del pacemaker, perché è quello più vicino al cliente e che detta il ritmo a tutto il resto. Nel nostro esempio significa creare la cella, stabilizzarla e introdurre il livellamento, prima di agire sul taglio. Ogni lampo kaizen della mappa si trasforma in un’attività concreta, spesso un evento Kaizen di pochi giorni.

  • Obiettivi misurabili: per esempio scorte massime nei supermercati, lead time, tempo di cambio formato al taglio.
  • Revisioni periodiche: il responsabile del flusso verifica regolarmente l’avanzamento con il gruppo, sul posto.
  • Mappa aggiornata: quando lo stato futuro diventa realtà, diventa il nuovo stato attuale, e si ricomincia.

Quest’ultimo punto è importante. La VSM non è un progetto con una data di fine, ma un ciclo: mappare, migliorare, mappare di nuovo. Ogni giro rivela problemi che prima erano coperti dalle scorte.

Capitolo 9VSM negli uffici e nei processi transazionali

Il flusso del valore non riguarda solo i pezzi. Un’offerta commerciale, un ordine da inserire, un progetto tecnico, una pratica di reso attraversano anch’essi una serie di passaggi, con code e attese tra uno e l’altro. La VSM si applica anche qui, con alcuni adattamenti descritti in letteratura, per esempio da Keyte e Locher e da Martin e Osterling.

Cosa scorrePratiche, non pezzi

Le scorte diventano richieste in coda: email non lette, pratiche in attesa di firma, ordini da inserire.

Cosa si misuraTempo di lavoro e attesa

Per ogni passaggio, il tempo effettivo di lavoro e il tempo totale trascorso prima che la pratica passi oltre.

Cosa si aggiungeCompleto e accurato

Quante pratiche arrivano complete e corrette dal passaggio precedente, senza bisogno di chiarimenti o rilavorazioni.

Pensa al percorso di un’offerta in un’azienda di impianti: la richiesta del cliente arriva al commerciale, passa all’ufficio tecnico per la fattibilità, all’ufficio acquisti per i prezzi dei componenti, torna al commerciale per il prezzo finale, va in direzione per l’approvazione. Il lavoro vero può richiedere poche ore; l’offerta spesso parte dopo settimane. Come in reparto, la mappa mostra che il problema non è la velocità delle persone, ma le code tra i passaggi e le informazioni incomplete che costringono a tornare indietro.

Capitolo 10Gli errori più comuni

La VSM è semplice da imparare e altrettanto semplice da usare male. Gli errori più frequenti si somigliano in molte aziende.

  • Mappare dalla scrivania. Tempi presi dal gestionale, scorte stimate a memoria: la mappa descrive il processo come dovrebbe essere, non com’è. I dati vanno raccolti in reparto.
  • Mappare tutto lo stabilimento. Senza una famiglia di prodotti la mappa diventa un groviglio illeggibile. Una famiglia, una mappa.
  • Fermarsi allo stato attuale. La mappa attuale serve solo come base per lo stato futuro. Se nessuno disegna il futuro e il piano, si è fatto un esercizio di documentazione.
  • Troppi dettagli. Mappare ogni singolo movimento è il compito di altri strumenti, come i diagrammi di processo o lo spaghetti chart. La VSM resta a livello di flusso.
  • Dimenticare le informazioni. Senza il flusso informativo la mappa non spiega perché si formano le scorte, e lo stato futuro non può cambiare il modo in cui si programma.
  • Mappa senza responsabile. Se il flusso attraversa cinque reparti e nessuno ne risponde per intero, i miglioramenti si fermano ai confini tra un reparto e l’altro.
  • Copiare lo stato futuro dal libro. Supermercati e kanban ovunque, senza verificare se i dati li giustificano.
La mappa non è il risultato. Il risultato è il flusso che cambia in reparto.Lean Impact

Capitolo 11VSM e gli altri strumenti Lean

La VSM ha un ruolo particolare tra gli strumenti Lean: non risolve direttamente i problemi, ma dice dove intervenire e con quale strumento. Per questo i lampi kaizen di una mappa futura rimandano quasi sempre ad altri argomenti di questa serie.

PullKanban

Supermercati e prelievi dello stato futuro si gestiscono con il Kanban: si produce solo ciò che il processo a valle ha consumato.

Cambi formatoSMED

Cambi rapidi permettono lotti più piccoli e supermercati più leggeri. Senza SMED il taglio dell’esempio non potrebbe seguire la cella.

AffidabilitàTPM

Un flusso con poche scorte non tollera guasti frequenti. Il TPM alza l’uptime delle macchine critiche, come la saldatura dell’esempio.

DiagnosiSette sprechi

La mappa misura sovrapproduzione, attese e scorte. Riconoscere i sette sprechi aiuta a leggerla.

EsecuzioneKaizen

Ogni lampo kaizen diventa un’attività di miglioramento. Il Kaizen è il motore che trasforma lo stato futuro in realtà.

StabilitàStandard Work

Una cella a flusso continuo funziona solo con sequenze di lavoro definite e bilanciate sul takt: è il campo dello Standard Work.

Il rapporto funziona anche al contrario: applicare questi strumenti senza una mappa rischia di migliorare processi che non sono il vero collo di bottiglia del flusso. Ridurre il cambio formato su una macchina circondata da settimane di scorte, per esempio, non accorcia il lead time finché quelle scorte restano dove sono.

Video lezioneDa dove partire: i principi Lean in video

La video lezione sulla Value Stream Mapping è in arrivo

Nel calendario del corso la VSM arriva subito dopo la lezione sul kanban. Per non perderla, iscriviti al canale YouTube di Lean Impact.

Nell’attesa, ricorda che il concetto di flusso del valore nasce dai principi generali del pensiero Lean: nella Lezione 1 del corso di Lean Management introduciamo i principi e le strategie da cui derivano strumenti come quello visto in questo articolo. Per approfondire i miglioramenti che di solito compaiono nei lampi kaizen di una mappa, puoi proseguire con le lezioni sullo SMED e sul TPM.

In sintesi

  • La VSM disegna su un foglio il flusso dei materiali e delle informazioni di una famiglia di prodotti, da cancello a cancello.
  • Nasce dalla “material and information flow mapping” di Toyota ed è stata diffusa da Rother e Shook con Learning to See.
  • La mappa dello stato attuale si disegna in reparto, con dati raccolti sul posto: tempo ciclo, cambio formato, uptime, operatori, scorte.
  • Il lead time si calcola dividendo le scorte per la domanda giornaliera: di solito il tempo a valore aggiunto ne è una frazione minima.
  • Lo stato futuro, con takt, flusso continuo, supermercati e un unico pacemaker, diventa un piano per anelli realizzato con Kanban, SMED, TPM e Kaizen.

Fonti e letture consigliate

  1. Mike Rother, John Shook, Learning to See: Value Stream Mapping to Add Value and Eliminate Muda, Lean Enterprise Institute, 1999.
  2. James P. Womack, Daniel T. Jones, Lean Thinking: Banish Waste and Create Wealth in Your Corporation, Simon and Schuster, 1996.
  3. Mike Rother, Rick Harris, Creating Continuous Flow, Lean Enterprise Institute, 2001.
  4. Daniel T. Jones, James P. Womack, Seeing the Whole: Mapping the Extended Value Stream, Lean Enterprise Institute, 2002.
  5. Beau Keyte, Drew Locher, The Complete Lean Enterprise: Value Stream Mapping for Administrative and Office Processes, Productivity Press, 2004.
  6. Karen Martin, Mike Osterling, Value Stream Mapping: How to Visualize Work and Align Leadership for Organizational Transformation, McGraw-Hill, 2014.